Calcolo Consumo Elettrico - Curiosità e Consigli








Prodotto :


Ore :


Watts :


Curiosità e Consigli su come risparmiare sulla bolletta elettrica

Sai quanto consuma un auto elettrica e quanto si risparmia rispetto alla benzina ?

Quanto consuma una auto elettrica è un dato "segreto" che le case automobilistiche ancora non rendono di pubblico dominio anche se sarebbe opportuno lo facessero.
Per sapere quanto consuma un’auto elettrica, quindi, dobbiamo fare due calcoli: vediamo come.

Ogni casa automobilistica ci dice l’autonomia dell’auto e il tempo di ricarica: usando queste informazioni ora calcoleremo il consumo al kilometro di una auto elettrica e di conseguenza il risparmio rispetto alla benzina.
Per prima cosa prendiamo i dati di una auto elettrica, ad esempio Nissan Leaf dichiara di ricaricarsi in 8 ore a una tensione di 220V con corrente di 16A ottenendo una autonomia di 160 Km.

La potenza della carica sarà dunque tensione per corrente, ovvero 220V*16A= 3520W. La potenza per la durata da il consumo: 3520W*8H=28160Wh che corrispondono a 28,16KWh.
Quindi caricare la batteria della Nissan Leaf consuma 28.16Kwh. Ora considerato che Nissan dichiara una autonomia di 160 km possiamo calcolare il costo al kilometro dividendo il consumo per i kilometri percorsi 28,16KWh/160Km=0.176KWh/Km.

Senza pensare che possediamo un impianto fotovoltaico e possiamo quindi ricaricare la batteria dell’auto elettrica completamente gratis, immaginiamo che colleghiamo la nostra auto elettrica alla spina della corrente, comprando la corrente al prezzo – tasse incluse – di 0,25 €/kWh. Otteniamo che il consumo della nostra auto elettrica al kilometro è 0.176KWh/Km * 0,25 €/kWh = 0.044 €/km e che dunque percorrere 100km costerà 4.4 euro.


Vediamo ora di stabilire quanto si risparmia con un’auto elettrica rispetto alla benzina. Anche qui non possiamo fare un discorso generale poiché ogni auto a benzina ha un consumo proprio ma il metodo che usiamo potrà essere applicato a qualsiasi auto. Prendiamo una Fiat Punto Evo Emotion 1.4 da 105cv, piccola utilitaria a benzina di ultima generazione e a basso consumo. Quest’auto sul percorso combinato consuma 5.7 litri di benzina ogni 100 km, il che a un prezzo della benzina verde di 1.6 €/l significa che questa auto a benzina per percorrere 100 km spenderà 9.12€ contro i 4.4€ che spende una auto elettrica.
Tornando alla nostra domanda iniziale, dunque, possiamo affermare che con un’auto elettrica spendiamo il 51.75% in meno rispetto a una auto a benzina, dato al quale però andrebbero sommati tutti i pezzi di ricambio, manutenzioni, cambio filtri ,e via dicendo che un auto elettrica non necessita e che creano risparmio ulteriore.

Nelle altre nazioni la corrente elettrica costa di meno perché?

Nelle altre nazioni la corrente elettrica cosa di meno perché nelle altre nazioni le fonti principali di produzione della corrente elettrica sono l’energia nucleare e il carbone. Tra le tante discussioni che possiamo leggere e trovare il succo della risposta alla domanda "perché nelle altre Nazioni la corrente elettrica costa di meno" è proprio questo.

In un certo qual modo l’Italia paga la sua scelta di "no" al nucleare, confermata anche recentemente e di "no" – o quasi – al carbone con un costo della corrente elettrica superiore. Infatti anche ai giorni odierni le fonti energetiche a più basso costo sono le centrali elettriche alimentate a carbone – certo moderne e meno inquinanti – e le centrali nucleari – anche queste moderne e meno pericolose –. Tuttavia in entrambi i casi sono fonti energetiche che hanno un pesante impatto a livello ambientale e che sono state ed lo sono tuttora fortemente osteggiate in Italia.

In verità non si tratta di assoluta mancanza di potenza elettrica: l’Italia disporrebbe di potenza elettrica per auto-mantenersi senza doverla importare dall’estero. Tuttavia queste centrali vengono tenute spente e sono centrali di riserva anche perché sarebbero alimentate da petrolio, che a sua volta dovremmo importare dall’estero quindi saremmo punto e a capo.

L’investimento per costruire queste centrali di riserva così come l’investimento nel fotovoltaico però va pur sempre pagato, e lo paghiamo attraverso una maggior costo della bolletta elettrica. Quindi l’aver raggiunto con 8 anni di anticipo l’obbiettivo di avere un 20% di produzione di energia elettrica derivante da fonti rinnovabili vuol dire che, se da un lato ci qualifichiamo come nazione green, dall’altro lato dobbiamo pagare i miliardi di euro erogati in incentivi attraverso un maggior costo della corrente elettrica che già era cara di suo per aver scelto di non avere centrali nucleari e non sviluppare quelle alimentate a carbon fossile.

Quali sono le fasce di orario dove la corrente costa di più?

Il costo della corrente elettrica varia in base all’ora in cui viene consumata. Questo perché anche il mercato della corrente elettrica risponde alla legge basilare della domanda e dell’offerta. Nelle ore in cui vi sarà più richiesta di corrente il prezzo sale, nelle ore in cui vi sarà meno richiesta di corrente il prezzo scende.

Ovviamente un prezzo che varia ogni ora, o ogni minuto, sarebbe ingestibile per il consumatore, anche se è così per le aziende elettriche quando vanno a comprare la corrente elettrica che ci vendono.

L’Autorità per l’energia elettrica ed il gas, per mediare le esigenze dei consumatori e quelle delle aziende elettriche ha quindi stabilito tre fasce orarie differenti, all’interno delle quali il prezzo della corrente elettrica può variare.

La fascia nella quale la corrente elettrica costa di più va dal lunedì al venerdì, dalle ore 8 alle ore 18.00. Noteremo, e non è un caso, che è proprio la fascia quando uffici e aziende sono aperti: è questo il momento in cui si realizza il maggior consumo di corrente elettrica. Di conseguenza è il momento in cui esiste la maggior domanda ed il prezzo è massimo.

La fascia successiva, quanto a prezzo, va dalle 7 alle 8 del mattino e dalle 19 alle 22 della sera nei giorni infrasettimanali più il sabato dalle 7 del mattino alle 22 della sera. Questa fascia, che troviamo evidenziata generalmente nelle bollette elettriche di uffici e aziende mentre viene accorpata con la successiva in quelle residenziali, è la fascia di medio consumo in cui molte aziende e uffici sono chiusi, ma non tutti e in cui abbiamo i consumi nelle abitazioni per colazione alla mattina e cena/relax alla sera. Le ore residuali infrasettimanali e tutta la domenica infine corrispondono all’ultima fascia di consumo elettrico nella quale il prezzo è minore.

Le conosci le classi energetiche? Qual'è la migliore?

Le classi energetiche o più correttamente le classi di consumo energetico sono sistema di indicazione del consumo elettrico di un elettrodomestico. Ogni elettrodomestico ha un proprio consumo elettrico che varia da moltissimi fattori. Poiché era impensabile che un consumatore dovesse destreggiarsi tra numeri, corrispondenti al consumo effettivo di un elettrodomestico, che variavano da marca a marca e da modello a modello, l’Unione Europea ha deciso di creare una scala standard uniforme che rappresentasse con delle lettere dell’alfabeto la fascia di consumo di ogni elettrodomestico.

Inizialmente le classi erano 7, dalla A alla G dove A rappresentava la migliore classe energetica e G la peggiore classe energetica. A far data dal luglio 2004 però all’interno della classe A si è introdotta una sottocategoria divisa in A+, A++ e A+++ che divide ulteriormente gli elettrodomestici.

Quindi le classi energetiche, nel loro complesso sono dieci, e vanno dalla A+++ alla G, secondo la seguente scala: A+++, A++, A+, A, B, C, D, E, F, G. La migliore classe energetica è la A+++ e la peggiore classe energetica è la G, anche se per alcuni elettrodomestici neppure esiste la G.

Infatti pur rimanendo uguale la scala di riferimento, il valore di consumo corrispondente varia in base al tipo di elettrodomestico: un frigorifero in classe A è un elettrodomestico che consuma meno di 300Kwh; un forno elettrico in classe A invece consuma meno di 60Kwh. Come vediamo i numeri cambiano moltissimo da prodotto a prodotto ma la scala rimane uguale: proprio questa è l’utilità delle classi energetiche, ovvero uniformare il metodo di valutazione dei consumi nonostante questi cambino da elettrodomestico a elettrodomestico. Il consumatore, grazie alle classi energetiche, si trova a poter utilizzare un "metro" comune che gli consente di sapere in modo immediato cosa sta comprando: se è un apparecchio elettrico che consuma molto o poco, rispetto gli altri della sua stessa categoria.

Lo sai che gli apparecchi elettrici consumano anche quando sono in standby?

Hai presente quella lucina rossa che rimane accesa per indicarti che un apparecchio elettronico è pronto all’uso? Spegnila! Quella piccola e apparentemente insignificante lucina, sommata alle tante altre che possediamo in casa, corrisponde ad un consumo annuo pari a circa il 10% della bolletta dell’energia elettrica.

In soldoni, se impariamo a spegnere del tutto gli apparecchi elettronici che possediamo in casa giungeremo a risparmiare fino al 10% della bolletta , e praticamente senza dover rinunciare a nulla nel nostro stile di vita e di consumi.

Infatti non la sola lucina a led, solitamente rossa, che consuma. Anzi tutto sommato la lucina consuma poco quasi nulla essendo le luci led a bassissimo consumo: è tutto l’apparecchio elettronico che rimanendo in uno stato di stand-by ha un piccolo ma costante consumo elettrico dovuto al fatto che l’apparato elettrico in esso contenuto rimane in tensione.

Che cosa dobbiamo fare dunque perché un apparecchio elettrico non consumi corrente? Bisogna staccare la spina, non c’è altro verso. Molte volte anche spegnendo l’elettrodomestico con l’apposito interruttore non si ottiene il risultato di togliere il voltaggio all’apparecchio elettronico. La soluzione è dunque staccare la spina, ovvero è sufficiente investire del denaro nelle prese multiple con interruttore – le classiche ciabatte con il bottone rosso di accesione - e spegnere l’interruttore quando non usiamo gli apparecchi elettronici collegati.

In questo modo ci risparmieremo la fatica di togliere e mettere la spina di ogni singolo elettrodomestico e con un movimento della mano o del piede – a seconda di dove sia ubicata la presa multipla – daremo o toglieremo corrente agli apparecchi elettronici collegati. Il risparmio sulla bolletta ripagherà l’investimento nelle prese multiple nel corso del primo anno e per i periodi a venire contribuirà ad aumentare il risparmio sulla corrente elettrica.